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Considerato il padre della moderna disciplina, Bernardino Ramazzini ebbe la felice intuizione della relazione logica del cd. “nesso di causa” tra causa scatenante ed effetto patologico che, ancor oggi, rappresenta l’architrave di questo campo della salute umana.
Tra i suoi scritti ricordiamo il De morbis artificum diatriba, edito nel 1703, testo nel quale descrisse una serie di attività lavorative dell’epoca correlandole alle patologie che da esse potevano derivare.
Attualmente, come tutte le arti mediche, anche la medicina del lavoro ha goduto di una grande accelerazione a partire dai primi anni del nuovo secolo dovuta in larga parte ai progressi tecnologici propri del nostro tempo che permettono con facilità connessioni e studi che orientano il posizionamento delle risorse, la diffusione del sapere aumentandone così l’efficacia preventiva; ma oltre a questo essa possiede la capacità di adeguare le conoscenze mediche ai costanti progressi tecnologici del mondo del lavoro e, ovviamente, alle insidie che da esso derivano con influssi negativi sulla salute, potendo in molti casi evitarli
Numerose le questioni sul tavolo: le nuove organizzazioni del lavoro (dai raiders all’edilizia acrobatica, passando per i lavoratori stranieri), i lavoratori fragili, l’automazione, lo stress lavoro-correlato, la formazione dei lavoratori e così via.
È quindi una specializzazione viva, multidisciplinare, inclusiva, con caratteristiche sociali e rispettosa delle norme che vede nella Prevenzione la possibilità di migliorare la condizione di salute sia del singolo che dei gruppi di lavoratori.
È per questi motivi che si ritiene utile e necessario che la discussione di questi temi, il loro corretto orientamento trovi uno spazio adeguato nell’organizzazione ordinistica milanese.
Milano, lì 17/03/2024
Stefano Fontani
